90 giorni.

90 e un po’ giorni fa   nuotavo nel buio. mangiavo le giornate aspettando freneticamente la notte. per la prima volta da che ho memoria, ho desiderato che il tempo passasse più in fretta, invece che più lentamente. mentre dimenticavo di avere un corpo, due braccia, due gambe, una pancia. e il mio corpo cercava di farmelo capire. ma io avevo solo una grande testa, piena di sabbie mobili.

90 e un giorno fa          un forte impatto nel buio. non c’è da vergognarsi a dire che l’impatto è stato duro. sapevo che doveva arrivare, come quando sei così vicino alla meta che non la puoi vedere, ma sai che c’è. mi divincolavo così forte e così disperatamente che desideravo quel muro, più della luce. è arrivato. era duro.

90 giorni fa                  ho cominciato a risalire. stordita dall’impatto, come una pallonata secca in pieno viso, di quelle che ti fanno pulsare le tempie e bruciare il naso; la sensazione istintiva di paura quando hai gli occhi pieni di lacrime, ma tu non stai piangendo. cosa poteva andare peggio?

intermezzo: mi avevano assicurato che facendo tutto per benino, facendo il proprio dovere, tutto viene ripagato. un’equazione perfetta fra buona volontà, fatica, impegno e risultati. quando non arrivano, allora, ti dicono che avevi solo sbagliato a mirare, che non era quella la tua meta, deve essere qualcosa di meglio.
è solo un modo di raccontarsela? è solo un modo per sopravvivere?
magari ne riparleremo; mi sta anche bene, per adesso la sopravvivenza

ieri  una settimana della mia agenda ha perso uno spigolo. ne ho strappata una striscetta, l’ho fatta in piccoli pezzettini. li ho guardati dall’alto, mentre dalla mia mano cadevano svolazzando nel cestino. alcuni sono caduti fuori, li ho lasciati lì.

oggi mi ricordo che ho due braccia e due gambe, i giorni durano di nuovo 24 ore, non un minuto di più, non uno di meno. ogni tanto faccio dei respiri profondi. ogni tanto no. sinceramente, sorrido.

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il cane di Hitler

sono entusiasta della vita e questo mi frega.
sono sempre stata un’entusiasta della vita e questo mi ha quasi sempre fregato.

entusiasta di stare con la gente.
entusiasta della gente.

l’amicizia. nella vita c’è l’amica che ti invita sempre a casa sua, ma non vuole mai venire da te. né con te. né con i tuoi.
così io, piccola entusiasta,mi buttavo a capofitto nelle persone e non vedevo l’ora di giocare. da te, da me? che importanza ha, io anima candida vedevo intorno a me solo anime altrettanto candide. non capivo perché mia madre si ostinasse a dire che “le persone che fanno così non si comportano bene”, perché alla fine nella mia casa troppo silenziosa e spesso vuota, per me era normale che non ci si volesse venire.

poi arriva un giorno in cui improvvisamente la realtà ti appare in maniera univoca e chiara: capisci perché i calzini non vanno messi in lavatrice appallottolati e in effetti tenere il frigo pulito ha la sua utilità. capisci piano piano anche molte altre cose. capisci che tua madre aveva ragione!
non sempre ovviamente, ma ad ogni modo, ora inizio a capire. ho un sentore che presto si tramuterà in illuminazione, quando scorrerà ancora un po’ d’acqua sotto i ponti. ma inizio veramente a capire perché queste sono persone che “non si comportano bene”.

sono persone che prendono senza darti niente, o dandoti ben poco. magistralmente brave: prendono con l’illusione di donarti.
magari non sono consapevoli nemmeno loro di cosa stanno facendo, ma in fondo forse sì. però non sanno cosa vuol dire compagnia.

fatto sta, che io entusiasta della vita, mi identifico in un fermo immagine di un cane giocoso, con la lingua fuori e lo sguardo di chi ha visto il suo padrone arrivare con una pallina in mano.
i cani, creature eccezionali. non è che solo loro fra gli animali sono capaci di amare, ma sono gli unici che illudono gli uomini di poterne essere i padroni dando in cambio solo sguardi illuminati. (che stupidi, noi uomini)
la creatura più felice del mondo è il cane che può stare insieme al suo padrone. anche quando ha per padrone l’uomo peggiore del mondo. la sua felicità nel vederlo non vale meno di quella degli altri cani. forse vale qualcosa di più? secondo me sì.
di sicuro vale più di quella del padrone.

sono orgogliosamente uno sciocco cane entusiasta. voglio coccolare il mio spirito canino interiore. zampetterò irruentemente con poca grazia ma tanta maestria intorno alle anime che incontro.

vedrai vedrai

sotto lo stesso cielo di tutti, abbiamo nuvole personali.

cosa cerchiamo? 

un sorriso

intanto passano gli aerei e fanno il rombo. puoi guardare all’insù e vedere se piove o c’è il sole. seduti attorno ad un tavolo con gente molto varia, che non si conosce o che forse si conosce da sempre. ridere scherzare, parlare tutte le lingue e nessuna.
devo passare da qua, per arrivare da qualche parte, ma non si sa dove, perché l’importante è il viaggio, come nelle pubblicità.
ho tante scuse per tutto, forse per tutti, ma non dovrei più usarle, sono un po’ lise.

abbracci che arrivano da lontano e ti stringono forte, e che presto non arriveranno più, ma come si può? restare in un abbraccio caldo perché poi non ci sarà più? non si può, per questo è così bello.

canzonette canzonette

la bellezza del mondo

che fai? dormi?

mi piace pensare, quando non so più dove andare coi pensieri, che questa strada che ho davanti è stata ritagliata proprio per me, che sono l’unica. che ho scelto di percorrerla. è mia, mia, proprio mia e di nessun altro. è un pensiero che mi motiva.
sono qua, così lontano, perché ho scelto di esserci. e non poteva essere diversamente.

ho fatto un investimento, è così che si dice. le perdite sono calcolate. chissà se tu sei una perdita. ogni tanto me lo chiedo. non penso che troverò una risposta a questa domanda, non penso ci sia.

nel momento in cui è possibile scegliere che persona essere, voglio scegliere di essere quella forte e coraggiosa, una persona che vive. c’è chi mi dice che se non fossi stata così…
è logico, ma non ho altri modi d’essere.

prendere la misura di se stessi è importante per capire molte cose. qui posso confondermi tra la folla, e non sono la ragazza più alta. questo mi piace molto. è uno di quei piccoli piacere personali molto intimi, piccoli piccoli, nascosti nell’anima, stupidi e fondamentali.

l’unica cosa che posso fare è scegliere di essere la persona che voglio e cercare di assomigliarmi ogni giorno di più, fino a quando non sarà più importante se ci incontreremo o no, quando vedrò davvero la mia immagine dentro lo specchio.

contro corrente

Per restare amici, bisogna prima di tutto essere amici.
Ma a parte questo quello che è faticoso è accettare che la felicità sia un percorso, ma non di quelli a lunga durata nella vita, ma piuttosto breve e impervio, da percorrere e ripercorrere mille volte al giorno nella propria mente. Mi hanno detto che il pensiero è come l’acqua, scorre e scorre e dove passa scava un sentiero, sempre più grande e sempre più profondo. Perciò bisogna stare attenti alle strade che prendono i nostri pensieri e fargli percorrere quelle giuste. Perché come insegna chi conosce il mondo, l’acqua ha memoria e se ha percorso una volta una via, passerà di sicuro ancora. Per questo la nostra relazione con le cose del mondo cambia nel tempo. Con questo meccanismo si educa l’anima, ma anche il corpo. Si educa il piacere ed anche il gusto. Quindi ogni giorno, cento volte al giorno, voglio far scorre il mio fiume dal basso verso l’alto, dalla mancanza alla consapevolezza, dalla nostalgia al presente. Con la fatica si arriva in cima. Si risale contro corrente. E quando il corso  sarà ampio e profondo abbastanza, l’orizzonte d’improvviso si capovolgerà e giù, come una cascata, fluirà tutta la felicità.

non dimenticare

alcune cose da sapere:

se ti invitano a casa, metti sempre un paio di calzini puliti

al cinema si può ruttare, ma solo quando la luce è spenta

al cinema bisogna stare in silenzio durante i titoli di coda

se dicono in maniera calma e pacata che qualcosa è inaccettabile, sono incazzati neri